è nelle mani dei vecchi
In questi ultimi giorni, sfogliando i vari giornali, son rimasto colpito da titolo sopra citato. La mia mente ha incominciato ad analizzare vari pensieri, cosî mi son messo a leggere tutto l´articolo in questione. Eccoti un sunto, forse è un po´ pesante e anche lungo, però queste informazioni rendono benissimo l´idea.
Un ultraottantenne come soluzione, sofferta ma infine accettata, di un problema politico non è in Italia una novità. Sergio Zavoli, classe 1923, designato presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, non ha l´aria di un caso isolato: presidenti della Repubblica e primi ministri, con un piccolo scarto di anni, sono in linea con la constatazione.
Ciampi ha lasciato a 86 anni, Napolitano ha iniziato a 81, Prodi ha lasciato a 69 e Berlusconi ha compiuto i 72. È ovvio che la qualità della prestazione non ha relazioni dirette con l´età, cosî come nulla c´è da eccepire sulle doti professionali e sull´equilibrio del grande giornalista Zavoli (dal "processo alla tappa" alla presidenza Rai), che andrà ora a occupare un ruolo che ha il suo peso spropositato nei riti della politica italiana.
Il moto di scoramento è però difficile da trattenere di fronte alla evidenza di quel che è stato scritto in un celebre articolo di Gianluca Violante sul sito lavoce. info già due anni fa. Fatti due conti, l´autore concludeva: in Italia, quando la quasi totalità delle carriere lavorative si esaurisce, in politica si raggiunge l´apice. Come mai? Legittima, ma non determinante, la preoccupazione che politici troppo vecchi non siano i migliori interpreti dell´innovazione, né i più adatti a captare esigenze nuove.
Più influente, sulla pulsione depressiva, la considerazione che l´anzianità del mondo politico è lo specchio dei vizi del mondo del lavoro: bassa mobilità sociale, avanzamento di carriera per anzianità e non per merito.
La differenza di età tra il presidente del Consiglio italiano e la media dei colleghi europei è di venti anni. L´elezione di Obama, 47 anni, ha soltanto incrementato i sintomi di abbattimento che ci attanagliavano già prima di lui e di Zavoli. È vero che nel lavoro a 65 anni scatta per lo più la regola della pensione e in politica no, ma è anche vero che i vizi che prolungano oltre le medie internazionali la percentuale dei vegliardi sono affini a quelli che mantengono in posizioni molto redditizie dirigenti e notabili di vario genere che non producono risultati proporzionati ai guadagni.
Varie indagini statistiche mostrano che solo il 15 per cento della retribuzione di un dirigente d´azienda è collegata alla sua prestazione, il resto "è carriera", vale a dire, anzianità, buone relazioni, capacità di navigare con astuzia nella scia di un altro dirigente con anzianità, buone relazioni,
Il libro recente di Roger Abravanel (Meritocrazia, Garzanti) ha dato ordine sistematico al tema. L´Italia è fuori dal circolo virtuoso del merito. Seguite la freccia benigna: tutti accettano la concorrenza, si fanno crescere le opportunità, si traggono benefici con consumi a basso costo, si rafforza la fiducia nel merito, cresce l´impegno a eccellere, i migliori salgono nella scala sociale, si crea leadership sicura di sé che promuove un contesto concorrenziale e nuova fiducia nel merito.
Al contrario noi italiani siamo nel circolo vizioso del demerito. Seguite la freccia maligna: i giovani non si impegnano, o quelli che si vogliono impegnare non li lasciano fare, si fa carriera per conoscenza e anzianità, si crea leadership anziana che opera per mantenere status, e si promuove cosî sfiducia nel merito. La nomina di un anziano fa risuonare sempre la stessa campana dal suono vellutato. Non stupisce che la reazione sia più un triste scuotimento di spalle che una rabbiosa reazione. Il circuito perverso ha lavorato in profondità: è più facile mettersi nella scia di qualche potere (un manager, un boss politico, un anziano) che tentare di aprire una nuova pista nella boscaglia a colpi di machete diventando eroi di se stessi.
La via d´uscita per i più coraggiosi è quella di andarsene.
Tutto ciò non rende del merito all´Italia, definita una delle otto superpotenze economiche nel mondo. Vorrei concludere questo mio pensiero, spostando la tua attenzione sotto l´aspetto cristiano e soffermandomi su il perché in Italia si tende a tenersi stretta la poltrona del potere, anche quando si ha una certa età avanzata. Potremmo fare tantissime osservazioni, potremmo esporre tantissime domande, ma quello che balza all´occhio è che queste persone desiderano guardare tutti dall´alto in basso. Mirano ad essere onnipotenti.
Forse nella loro vita, non hanno mai sperimentato il termine "umiltà".
Nella Bibbia abbiamo tante persone che hanno vissuto la loro vita piena di umiltà. Un verso del libro di Proverbi, dice :
"Il timore del Signore è scuola di saggezza; è l´umiltà precede la gloria"
Che cosa è per te l´Umiltà?
La tua vita va avanti con potere, con arroganza, guardando dall´alto in basso?
Desidereresti che la tua vita fosse vissuta con umiltà, come tante persone lo hanno fatto, raccontati nella Bibbia o come lo fanno oggi, tanti credenti che vivono la loro vita in comunione con Dio ?
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