Stato senza giustizia

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Sezione: Politica
Articolo inserito il 04 agosto 2009





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Stato senza giustizia


Totò Riina, l´uomo delle stragi mafiose, per la prima volta parla delle stragi mafiose. Sull´uccisione di Paolo Borsellino dice: "L´ammazzarono loro". E poi - riferendosi agli uomini dello Stato - aggiunge: "Non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi". Dopo diciassette anni di silenzio totale il capo dei capi di Cosa Nostra esce allo scoperto.
                                        Da Repubblica.it

Giorno 19 Luglio 2009 ricorreva il diciassettesimo anniversario della morte del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta. Una strage decisa da molte delle famiglie di Cosa Nostra, la mafia siciliana. Un giudice che facendo il suo dovere insieme ad altre persone dedite a lottare contro la mafia, le ha dato troppo fastidio. E così dopo la strage di Capaci, dove trovò la morte il giudice amico di Borsellino, Giovanni Falcone, è toccato a Via D’Amelio a saltare in aria. Un’autobomba preparata con tritolo proprio per quel giudice.
Subito dopo le stragi le indagini dei magistrati si sono concentrate come non mai, spinte forse anche dalla voce del popolo siciliano che iniziava ad agognare un cambiamento, un’inversione di marcia dopo anni di paura seminata dalla guerra tra famiglie e dalla guerra che Cosa Nostra stava facendo allo Stato.
Pochi giorni fa parla Riina, il capo dei capi, colui che ha commissionato le stragi dei magistrati e delle loro scorte, colui che si è arrogato il diritto di decidere della morte di persone simili a lui, solo perché andavano contro i suoi affari malavitosi. Quello stesso Riina che è stato condannato anche per numerosi altri omicidi e che sta scontando una pena all’ergastolo sotto regime di 41 bis. Quest’uomo che mai in 17 anni aveva proferito parola, oggi decide di parlare; e lo fa con un’affermazione che per molti sembra una cosa nuova o assurda. Ma per altri invece ha fondamento. Riina dice, con poche e semplici parole, tramite il suo avvocato, che Borsellino è stato ucciso dallo Stato, da qualcuno che fa parte di esso.
Per molti sembra assurda questa affermazione. C’è da dire che Riina rimarrà in carcere anche se si dovesse scoprire che il mandante della strage di Via D’Amelio non è lui, anche perché ha commesso così tanti reati e omicidi nella sua corsa al potere che non potrebbe uscire; allora perché decide di parlare così? Forse qualche fondamento c’è…ma lungi dallo scopo di questo articolo è indagare per trovare la verità; lasceremo questo compito alle magistrature di Caltanissetta e Palermo.

Quello che mi colpisce più di tutto è il fatto che ammettendo per un attimo che lo Stato, (non inteso proprio come lo Stato italiano, ma inteso come un qualche uomo politico che faceva o fa ancora parte dello Stato, quindi delle autorità), sia il mandante di una strage che coinvolse una giudice che svolgeva il suo lavoro in modo preciso e con dedizione, fa paura. Già perché se lo Stato, o parte di esso, non pratica la giustizia, un cittadino a chi dovrebbe affidare questo importante compito per una nazione? Se non c’è differenza tra Stato e Mafia, se non c’è giustizia, a chi la si chiederà?

Forse l’errore in cui si può incorrere è quello di desiderare e attuare una vendetta personale. Sappiamo oggi che, purtroppo, non sempre la giustizia fa il suo corso, non sempre c’è la certezza di pena per chi commette un reato, e questo porta ad una sfiducia sempre più profonda nello Stato e nella giustizia che esso pratica; molto diversa da quella che dovrebbe essere! E con questa sfiducia cresce il desiderio di vendetta.

Come cristiano e figlio di Dio, che legge la Bibbia, la vera parola di Dio, so che un giorno Dio giudicherà ogni persona che ha vissuto sulla terra. E se spesso vedo che l’ingiustizia trionfa sulla giustizia, sono sicuro che un giorno ci sarà un giudizio, il Giudizio Universale; un tribunale per eccellenza presieduto da Dio in persona che giudicherà ognuno di noi, con giustizia e santità. In quel giorno non importerà quale sia stata la giustizia dell’uomo, non saranno usati i nostri parametri.

Infatti Dio dice: “Non c’è nessun giusto, neppure uno. Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio. Tutti sono sviati, tutti quanti sono corrotti. Non c’è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno” Romani 3:10-12

Questo basterebbe perché nel giorno del giudizio tutti gli uomini venissero giudicati come colpevoli. Infatti tutti noi abbiamo almeno una volta trasgredito almeno uno dei dieci comandamenti: “non testimoniare il falso” per esempio; e questa trasgressione ci porterebbe davanti a quel tribunale Santo e Giusto come colpevoli e meritevoli di condanna eterna.

Un altro versetto davvero bello è questo qui: “…Infatti non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, …” questo basterebbe a confermare una condanna eterna per qualsiasi uomo; ma Dio, nel Suo grande amore, non ha voluto lasciarci ad un giudizio, ma ha voluto darci la possibilità di essere salvati, di essere giustificati. Ecco come continua quel versetto: “…ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.” Romani 3:22b-24.

Tocca a te scegliere! Se credi in Gesù e affidi la tua vita a Lui, se chiedi perdono per i tuoi peccati, allora passerai dalla morte alla vita, e in quel giorno, quando ci sarà quel giudizio, Dio ti vedrà giustificato tramite il sangue che Gesù ha versato anche per te!

Scegli: un’eternità come condannato o un’eternità con il tuo Dio e Creatore? Non c’è nessun’altra via, nessun’altra scelta:
il peccato o la giustificazione per grazia;
la condanna eterna o la vita eterna.

 
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