Bene, riprendiamo le nostre riflessioni sulla canzone che abbiamo proposto un mese fa, sempre su questo spazio dedicato alle recensioni.
La produzione artistico–culturale è un buon indice per registrare la condizione e lo spirito di un popolo, società o gruppo; naturalmente ci sono varie visioni, spesso opposte, riguardo alla nostra realtà e cosi, dopo essermi occupato ad esempio di Queen e Depeche mode, spero non sia cosî inconsueto presentare un testo fondamentalmente diverso per contenuto e anche per tipologia di vocabolario.
La scelta delle parole. Quanto è importante in una canzone la zona di sentimenti che suscita tramite immagini, metafore, cenno al vissuto individuale. E´ abbastanza spiazzante quindi semplicemente venir a conoscenza di persone che nel XXI secolo stanno lî a richiamarsi ad una combinazione di tema e parole cosî, verrebbe da dire, datato.
Ma fuor di ricezione: guardiamolo un po´ questo contenuto facendo astrazione dalle nostre condizioni particolari di lettori/uditori (scommessa persa in partenza, forse).
Se volessimo abbinare un personaggio per ogni strofa di questo brano potremmo pensarla cosî:
1. L´abitante.
L´uomo che risiede in Cristo scopre un incredibile solidità: come chi sceglie una base solida può, col passar del tempo, testarne la fissità e al tempo stesso la confortevolezza.
Questo sentimento si trasmette velocemente dalla vita pratica a quella individuale: quando la terra non ci frana sotto i piedi, i nostri passi saranno sicuri e fiduciosi in virtù del Suo amor.
2/3. L´Architetto e Il Fondamento (o la Pietra angolare).
Per non lasciar queste affermazioni campate in aria le due strofe centrali sono lî a svelare brevemente le fondamenta del piano di costruzione divino. Vi è soltanto un elemento che ha tenuto e tien saldo su di sé il progetto divino: Cristo.
Il titolo ed il testo non stanno che a ripeterlo: in Cristo Solo.
Come la base Egli è il tramite, il mediatore, la porta per risiedere nel piano di Dio e questo ci viene affermato dall´apostolo Paolo, da Pietro, dai profeti, da Cristo stesso ed da chiunque a scelto di abitare presso l´edificio della fede.
Si può seguire la progressione dei versi, dall´incarnazione alla vittoria sulla morte per giungere ai versi finali della terza strofa: "Io sono Suo, ed Egli è mio. Con il Suo sangue mi comprò."
4. la Coabitazione (o l´incastonamento).
Il paradiso non è un salotto con le poltroncine nuvolose, regno dell´ozio perpetuo.
E cosî l´edificio della fede (la Chiesa biblicamente intesa) non è il residence della passività: arriviti, "ti sistemi" e cerchi la tua nuvoletta. La condanna è vero è tolta (se non sapete di cosa sto parlando ci sono 3 modi di saperlo:1.leggere la Bibbia; 2. rivedere qualche altro articolo; 3.scriverci) ma questo non si traduce in impunità. Chi ragiona cosî non a capito nulla del piano divino e non ne è neanche prossimo all´entrata.
Entrando nel perdono di Cristo siamo tenuti a lasciar fuori tutto ciò che ci appartiene; non cose materiali ma il nostro modo di pensare. Qualunque sia il tuo modo di vivere e di comportarti, se in esso non c´è Dio e non è al primo posto, non è un modo degno di vivere. Parole presuntuose dirai, ma tragicamente serie. Tra traumi e noia viviamo confusi sul vortice altalenante della nostra esistenza.Non c´è altro luogo in cui trovare stabilità, su cui poggiare il nostro stanco cuore cosî provato dall´esperienza quotidiana.
Il credente viene presentato nella Bibbia anche come pietra. L´edificio ha una base solida e si va formando grazie alle pietre, modellate ed incastonate le une alle altre. Cristo decide il destino delle pietre e le sostiene, lo Spirito Santo è il collante che le tiene insieme.
Dio non ha bisogno dell´umanità, non ha bisogno di masse adulanti o di tributi cerimoniosi. Per quanto sia impossibile da concepire Egli non ha bisogno di nessuno e di nulla. Ma ci ama.
E non ci ama "cosî come siamo" (la ricorrente frase da film holliwoodiano o talk show) ma in virtù di ciò che siamo (sue creature) e soprattutto di ciò che potremmo essere in Lui (suoi figli).
Nessuno può sperare di conoscerLo ed aver pace per "proprio conto", grazie ad un eroica non curanza di sé o alla completa abnegazione, alla beneficenza più sincera.
L´uomo (siamo da parecchio nella vita "al di là del bene e del male") sa da sempre come riconvertire le migliori intenzioni nei peggiori risultati.
Per questo concludo assieme alla canzone:
in Cristo solo.