
Sono Dario e voglio raccontarvi la mia storia.
A 11 anni e mezzo con alcuni amici tornavamo dalla Montagnetta di San Siro, a Milano. All´improvviso sopraggiunse una macchina a gran velocità che mi investì facendomi volare per venti metri. Rimasi quaranta giorni in coma, riportando la parte sinistra del corpo irrimediabilmente offesa. Dallo spavento perdetti la parola che non ho ancora riacquistato.
Nel corso degli anni ho cercato di fare ginnastica, ma non avendo più amici, non potendo più uscire e nemmeno distrarmi nelle normali attività che tutti i giovani svolgono. In certi momenti mi veniva in mente il suicidio, ma credendo in Dio, quando mi venivano quei pensieri,pregavo a modo mio dicendo: “Non voglio togliermi la vita ”.
Arrivato a 21 anni, per il troppo studio caddi in una crisi profonda. All´inizio dell´estate,non appena mio padre tirò fuori dalla cantina la bicicletta a tre ruote, andai subito dal prete a confessarmi, portando con me un foglietto scritto. Dopo averlo letto, il prete mi disse “Io ti assolvo …” senza, però, nessuna spiegazione. Non mi sentivo ancora a posto: molti pensieri negativi mi affollavano la mente, perciò tutti i giorni mi recavo in una chiesetta vicina per chiedere a Gesù di aiutarmi e di perdonarmi.
Nel mese dinovembre del 1982, tornando a casa dalle compere, mia madre portò un opuscolo intitolato: “Dio vuole che tu sappia quattro cose”. Me lo porse dicendo:“l´uomo che me l´ha deato mi ha pregato di dirti che certamente ti sarà di aiuto”.Infatti, così è stato. In fondo all´opuscolo c´era scritto: "se volete iniziare un corso biblico per conoscere veramente Dio, per mezzo della Sua parola, cosa che corrispondeva proprio al mio desiderio.
Terminato il corso, cominciai a frequentare una chiesa cristiana evangelica e trovai Gesù che mi diede sempre più profonda pace nel cuore.
Dopo un anno ho voluto frequentare anche una scuola biblica, per conoscere meglio Dio. In quel periodo ebbi un grave stato di logorio fisico e nervoso, cercavo di non guardare in faccia nessuno,continuando, però, ad andare in chiesa. Dopo due anni il Signore mi fece comprendere che “anche un´amara prova, fortifica e rinnova!”. Dio mi ristabilì e mi fortificò con il Suo Spirito.
Adesso anchese sono disabile, continuo ad avere gioia nel cuore perché vedo che Dio mi dona ogni cosa secondo il Suo piano, e nella prova Dio mi ha fatto capire che non devo pensare soltanto a me stesso ma anche agli altri, per incoraggiare,confortare e far conoscere Gesù a chi non lo conosce, vivendo come Lui ha vissuto.
Tramite mio padre sono entrato in contatto con una comunità (A.I.A.S.), dove faccio ginnastica, lavoro, ci sono volontari che aiutano me ed io aiuto quanti stanno peggio di me, sorridendo e scrivendo qualche parola di conforto. Nella mia vita ho fatto tante esperienze con Dio, il quale mi è stato sempre vicino e mi ha aiutato e lo ringrazio per questo.
Voglio dire alle persone che si sentono sole, prive di contatti, per diverse ragioni, senza scopo e senza speranza, nella solitudine più deprimente, causata dalla disoccupazione, malattia fisica o mentale: “Cercate il Signore e vivrete!”(Amos 5:6), non vi sentirete più soli perché c´è l´amico federe vicino che vi consola.
Nella Bibbia c´è scritto: “Benedetto l´uomo che confida nell´Eterno! Cerco di fare sempre mio questo passo: “Perciò non mi scoraggio, ma anche se il mio corpo si disfa di giorno in giorno, il mio uomo interno si rinnova di giorno in giorno.Perché la mia momentanea, leggera afflizione, produce un sempre più grande,smisurato peso eterno di gloria, mentre ho lo sguardo intento non alle cose chesi vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono Eterne!