LIS: lingua o linguaggio

Vi è mai capitato di incontrare dei sordi? Avete mai avuto l’occasione di fermarvi a parlare con loro? Vi siete mai soffermati ad osservarli mentre tra di loro “gesticolano” velocemente per esprimere un concetto, un’idea, un pensiero?

C’è molta confusione riguardo alla comunicazione dei sordi: linguaggio dei gesti, linguaggio dei segni, lingua dei gesti. La maggior parte dei sordi usa una modalità comunicativa, la Lingua dei Segni, che è considerata una vera e propria lingua, specialmente dal punto di vista sociologico, in quanto espressione di una comunità.

È importante, per iniziare, non far confusione tra termini apparentemente equivalenti come “la lingua dei segni” e “il linguaggio dei segni”. Questo perché il termine “linguaggio” indica genericamente la capacità innata degli esseri umani di comunicare tra di loro in una (o più di una) lingua, indipendentemente dal fatto che si usi la voce o il corpo per veicolare tale lingua. Il termine “lingua” designa quindi un sottoinsieme ben specifico dei vari “linguaggi”.

Con l’acronimo LIS, indichiamo la Lingua dei Segni Italiana, ossia la Lingua dei Segni adottata dalla maggioranza dei sordi in Italia.

È una vera lingua con una sua struttura e sintassi. Molti pensano che la Lingua dei Segni Italiana sia l’espressione dell’Italiano trasmesso in segni. Altri la ritengono un codice manuale di Italiano, e che non possa esprimere informazioni astratte, o addirittura che ci sia una Lingua dei Segni Universale, utilizzata dai sordi in tutto il mondo.

Invece, la Lingua dei Segni Italiana è paragonabile, per complessità ed espressività, all’Italiano parlato in Italia ed alle lingue orali parlate in altri Paesi. Ogni Lingua dei Segni possiede una propria struttura grammaticale, che deve essere studiata così come la grammatica di ogni altro tipo di lingua. La diversità rispetto alle lingue orali parlate risiede nel fatto che la LIS è basata sulla vista invece di essere uditiva, ed è composta da precise forme delle mani e da precisi movimenti, chiamati segni e non gesti.

La Lingua dei Segni, come il resto delle lingue orali, può esprimere poesia, umorismo e ironia. Come in ogni altra lingua, sono introdotti periodicamente nuovi vocaboli, seguendo l’evoluzione tecnologica e culturale della società.

La Lingua dei segni non è universale. I sordi nel mondo segnano Lingue dei Segni diverse in ogni nazione. Esistono anche espressioni e variazioni dialettali, formate dalle comunità di sordi locali.

La LIS si è formata nel corso del tempo tra i sordi italiani al fine di comunicare tra di loro. Nella tradizione, la LIS è passata di generazione in generazione negli ambienti delle scuole residenziali, specialmente nella vita dei vari dormitori.

Nel tardo ‘800, si impose una forte corrente oralista, che scoraggiava i sordi italiani dall’addottare la Lingua dei Segni. Molti educatori, con buone intenzioni, credevano che i sordi potessero così inserirsi meglio nella società e, specialmente, nel cosiddetto “mondo degli udenti”.

Nonostante tutto, la LIS continua ad essere la lingua preferita dai sordi, in Italia ed in altre nazioni. Molti sordi la conoscono e la considerano il loro piccolo segno distintivo caratterizzante.

La LIS ha influenzato, ed è stata a sua volta influenzata, dalla cultura dei sordi italiani.

Lontani dal considerare l’uso dei segni al pari di un handicap, i sordi italiani considerano la LIS come la loro lingua naturale, che riflette i loro valori, le loro tradizioni ed il loro patrimonio culturale.

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